| TERREMOTO: FUTURO AQUILA, PER SFOLLATI MESI IN TENDA |
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| Scritto da Administrator | |||
| Venerdì 10 Aprile 2009 10:24 | |||
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"Ci penseremo dopo Pasqua, quando avremo finito di scavare" è la risposta di tutti quelli che dovranno gestire l'emergenza di fronte alla semplice domanda: "Ma quale sarà il futuro dell'Aquila?". In realtà si sta già ragionando e gli scenari che i tecnici hanno davanti fanno paura. Perché non si tratta di risolvere i problemi di una piccola comunità, ma quelli di una città di medie dimensioni per un numero di abitanti che varierà, quando saranno terminate le verifiche e sarà rientrato a casa chi non l'ha avuta lesionata, tra i trenta e i quarantamila. Al momento di soluzioni non ce ne sono molte. "Dobbiamo realizzare una città parallela in poco tempo" dice il sindaco Massimo Cialente, che ha firmato un'ordinanza con cui dichiara inagibile tutto il patrimonio edilizio pubblico e privato della città. Significa che chiunque, anche polizia e carabinieri, se restano nelle loro strutture sono abusivi. Significa che 120 mila persone, considerando che L'Aquila è uno dei Comuni più estesi sono di fatto senza casa. Il sogno di una città parallela è però di difficile realizzazione. Solo per costruire nuovi alloggi, con decine di migliaia di persone, ci vogliono minimo tre anni e in questo periodo agli sfollati, quelli che non saranno rientrati nelle proprie case non resterà che passare l'inverno negli alberghi sulla costa e l'estate nelle località di montagna. L'obiettivo primario è dunque quello di terminare le verifiche delle abitazioni agibili e far rientrare il maggior numero di gente possibile. La stima è che un terzo della popolazione potrà riprendere possesso delle proprie abitazioni, soprattutto quelle in periferia che sono meno danneggiate. Per gli altri, appunto, l'unica soluzione possibile è quella di passare da un albergo a un altro. C'é anche l'ipotesi delle tensostrutture: "Stiamo requisendo tutte quelle a disposizione in Italia" dice il primo cittadino, ma è difficile se non impossibile credere che si possano tenere per mesi decine di famiglie una accanto all'altra senza un briciolo di intimità. Piuttosto le tensostrutture saranno utilizzate per i servizi strategici: scuole, ospedali, sedi di enti locali e società pubbliche, ma anche in questo caso sarà necessario modificare completamente le abitudini. Un esempio per tutti, quello delle scuole: si accorperanno le classi, ha confermato il ministro Gelmini, la prima e la seconda elementare da una parte, terza, quarta e quinta dall'altra. E per i bambini che con le famiglie si sono trasferiti sulla costa ci sarà la possibilità di essere inseriti nelle scuole di quei paesi. Ma il primo, vero, problema è la ripresa del ciclo economico; perché solo così le persone potranno tornare alla vita e non sentirsi solo e soltanto sopravvissuti che vanno assistiti in tutto e per tutto. Non è un caso che proprio gli accertamenti su negozi, banche e attività commerciali saranno i primi che verranno effettuati. E non è un caso che qualche negozio abbia già cominciato a riprendere, seppur lentamente, le attività: poter comprare un vestito, tornare a scegliere il pane, poter ritirare i soldi con il bancomat è forse l'unico modo per rianimare una città morta.
fonte: ansa
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di Matteo Guidelli